Un processo a Medea

Quando il mito incontra la giustizia e la coscienza collettiva

Alla Biblioteca cantonale Bellinzona va in scena Un processo a Medea, una rilettura teatrale intensa e sorprendentemente attuale che riporta al centro una delle figure femminili più controverse del mito.

Uno spettacolo che invita a interrogarsi su colpa e responsabilità, sulla voce delle donne e sui meccanismi della narrazione del potere, offrendo al pubblico un’occasione di riflessione condivisa. La presentazione teatrale è in programma venerdì 16 gennaio alle ore 18:30.

(foto Canva)


Giornata di formazione sulla giustizia riparativa

Educazione alla riparazione

Il 3 febbraio dalle 9:00 alle 16:45 all'USI Campus Ovest, Lugano, torna la Giornata di formazione sulla giustizia riparativa, promossa da Università della Svizzera italianaSUPSI e SUFFP.

Una giornata intensa di confronto, strumenti e pratiche per ripensare i conflitti, rafforzare le comunità e costruire risposte più umane e responsabili.
Un appuntamento fondamentale per professioniste, professionisti e persone impegnate nel cambiamento sociale.

(foto USI -SUPSI - SUFFP)


I media a servizio della parità: assegnato il Premio Ermiza

Martedì 9 dicembre 2025, a Bellinzona, si è svolto l’evento pubblico “Ribaltare le narrazioni: il ruolo dei media nel promuovere la parità”, una serata che ha riunito voci esperte per riflettere su come le narrazioni mediatiche possano contribuire a una società più equa e inclusiva. Nel corso dell’incontro è stato consegnato il Premio Ermiza 2025: il primo premio è stato conferito a “Donne e democrazia. Una storia di esclusione”di Cristina Artoni e Marco Pagani, il secondo premio a “Nel nome della povertà” di Sharon Bernardi, il terzo premio a “Come un Parlamento è diventato più maschile nel corso della legislatura” di Luca Beti e una menzione speciale è stata conferita a “Libere di doverpartire” di Manuela Ruggeri e Mattia Lento. L’evento è stato organizzato dalla SSR Svizzera italiana CORSI, dalla Commissione consultiva per le pari opportunità del Cantone Ticino, dall’Università della Svizzera italiana (USI) e dalla Scuola Universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI).

Nella serata di martedì 9 dicembre 2025 si è svolto l’evento pubblico “Ribaltare le narrazioni: il ruolo dei media nel promuovere la parità”, che ha riunito esperte ed esperti per riflettere su come i media, attraverso linguaggi e rappresentazioni, possano contribuire a una società all’insegna della parità di genere. La serata, moderata dalla giornalista RSI Sara Galeazzi, ha visto gli interventi di Claudia Vaccarone, esperta di media e genere e Inclusion Strategy Advisor, Marcella Gantenbein, referente diversità e inclusione RSI e specialista sviluppo del personale RSI, Alessandro Marcionni, responsabile del settore Fiction e documentaristica RSI e membro del gruppo Diversità e inclusione RSI, che hanno analizzato il ruolo strategico del servizio pubblico nel contrasto agli stereotipi e nella promozione di nuove narrazioni sensibili al genere.

Assegnazione del Premio Ermiza

Nel corso dell’incontro è stato conferito il Premio Ermiza 2025, riconoscimento attribuito ogni due anni ai contributi mediatici della Svizzera italiana che meglio valorizzano le pari opportunità. L’ottava edizione si è aperta anche ai contributi scritti, ampliando le voci in campo. Per questo motivo, quest’anno sono stati attribuiti più riconoscimenti, premiando lavori di grande qualità e diversità di approcci.

Il Primo Premio è andato a “Donne e democrazia. Una storia di esclusione” di Cristina Artoni e Marco Pagani (Rete Due, Alphaville), per l’analisi rigorosa e originale delle radici storiche dell’esclusione femminile dalla politica.

Il Secondo Premio è stato assegnato a “Nel nome della povertà” di Sharon Bernardi (Il Quotidiano), un’inchiesta sensibile e approfondita sulle diseguaglianze economiche e sociali che colpiscono le donne.

Il Terzo Premio è stato conferito a “Come un Parlamento è diventato più maschile nel corso della legislatura” di Luca Beti (swissinfo.ch), per l’analisi puntuale delle dinamiche di esclusione femminile nelle istituzioni politiche.

Infine, la giuria ha voluto attribuire una menzione speciale a “Libere di dover partire” di Manuela Ruggeri e Mattia Lento, per il progetto multimediale che racconta con delicatezza e profondità l’emigrazione femminile.

Il premio è sostenuto da BancaStato con fr. 2'500 e dalla Federazione Associazioni Femminili Ticino Plus (FAFTPlus) con fr. 500.-.

La giuria era composta da: Maurizio Binaghi, rappresentante della Commissione consultiva per le pari opportunità; Marco Coppola, direttore di Radix Svizzera italiana ed esperto in questioni di genere; Ilenia D’Alessandro, collaboratrice del Servizio Gender e Diversity SUPSI; Morena Ferrari Gamba, imprenditrice ed esperta HR, rappresentante del Consiglio Regionale SSR.CORSI, Presidente della Fondazione dei Diritti Umani e delegata al Film Festival dei Diritti Umani; Elettra Fiumi, giornalista, regista, produttrice, montatrice; Athina Greco, rappresentante del Servizio per le pari opportunità. L’evento e il Premio Ermiza sono organizzati dalla SSR Svizzera italiana CORSI, dalla Commissione consultiva per le pari opportunità del Cantone Ticino, dal Servizio pari opportunità dell’Università della Svizzera italiana (USI) e dal Servizio Gender e Diversity della Scuola Universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI).

Ulteriori informazioni:

Ribaltare le narrazioni: il ruolo dei media nel promuovere la parità; Premio Ermiza

Davina Fitas, Presidente della Commissione consultiva per le pari opportunità, dfitas@bluewin.ch

Athina Greco, Servizio per le pari opportunità, athina.greco@ti.ch

Laura Méar, Segretaria regionale della SSR Svizzera italiana CORSI, laura.mear@rsi.ch

(Foto Faftplus)


Una giornata dedicata al diritto alla vita e alla sicurezza

Il 10 dicembre 1948 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adottò la Dichiarazione universale dei diritti umani, che all’articolo 3 afferma: «Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona».

Il 10 dicembre è anche la giornata conclusiva dei “16 giorni contro la violenza di genere”, una ricorrenza annuale che si apre il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Anche quest’anno i 16 giorni sono stati accompagnati da numerose attività di sensibilizzazione su un’emergenza che, solo in Svizzera, è costata la vita a 27 donne.

Ed è proprio in questi giorni che, a Palazzo federale, il tema della prevenzione e della protezione contro la violenza di genere ha fatto discutere: una decisione del Consiglio nazionale di respingere i fondi destinati alla lotta contro la violenza – approvata per un soffio grazie al voto decisivo del Presidente – ha provocato indignazione, portato centinaia di persone in piazza per una manifestazione spontanea e generato un appello che, in meno di 24 ore, ha raccolto oltre 212'000 firme. Una scelta allarmante, in evidente contrasto con l’articolo 3 della Dichiarazione universale dei diritti umani. E una scelta che ha suscitato una reazione virale: No! Ventisette femminicidi in un anno sono troppi. Basta risparmi sulla pelle delle donne!

Il giorno dopo, il Consiglio degli Stati – forse anche alla luce della forte pressione popolare – ha ribaltato quella decisione, stabilendo che i fondi destinati alla lotta contro la violenza di genere non verranno tagliati.

Poiché le due Camere hanno adottato posizioni divergenti, il tema tornerà tra pochi giorni al Consiglio nazionale, chiamato ad esprimersi nuovamente. Ci auguriamo che la voce delle donne risuoni forte e chiara anche lì, per ricordare a tutte e tutti i deputati che garantire «il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona» è un dovere imprescindibile di uno Stato.

Fai risuonare forte e chiara la tua voce firmando l'appello qui.

(foto Canva)


Mattea David e il linguaggio ampio

Oggi conosciamo Mattea David, nel comitato della Faftplus da qualche anno. Come scrive sul suo profilo Instagram: architetta d’interni, socialista, femminista, attivista e tanto altro. “A volte scrivo cose”, dice. Riflessioni, ci permettiamo di osservare, davvero molto interessanti. Come quella che vi proponiamo oggi. 

Il “linguaggio ampio” rappresenta un’evoluzione rispetto al “linguaggio inclusivo”. Non si limita ad accogliere chi si trova “fuori” da una norma prestabilita, ma amplia le possibilità espressive per tutte le persone, creando spazi di convivenza e rispetto delle differenze. 

Muri o ponti

Le parole non sono mai neutre. Non lo sono mai state. Possono aprire porte o chiuderle, costruire ponti o muri. Ecco perché parlare di linguaggio ampio oggi è un atto politico: significa andare oltre l’idea stessa di inclusione. Mentre “inclusivo” suggerisce l’esistenza di un centro che accoglie chi sta ai margini – perpetuando una gerarchia tra chi include e chi viene incluso – “ampio” dissolve questa dinamica di potere. Apre a molteplici modalità comunicative, senza gerarchie. Non è più un gesto dall'alto verso il basso, ma una pratica orizzontale: una danza collettiva di significati condivisi. 

Ma perché Faftplus dovrebbe farsene portavoce? Perché le parole non si limitano a riflettere il pensiero: lo plasmano. Costruiscono la società in cui viviamo, determinando chi è visibile e chi resta nell’ombra, chi conta e chi viene dimenticato. Per un’associazione impegnata nel promuovere la parità in tutti i settori – economico, politico, sociale – adottare un linguaggio ampio non è solo coerente: è radicale e necessario. In un mondo frammentato, questa scelta riconosce e accoglie le differenze in tutta la loro complessità: non solo di genere, ma anche di religione, etnia, disabilità, orientamento sessuale, classe sociale, provenienza geografica.

Tutte le identità

Usare un linguaggio ampio all’interno di Faftplus significa portare nelle politiche pubbliche e nella comunicazione quotidiana uno sguardo che raggiunga davvero tutte le persone: non solo chi è già visibile, ma soprattutto chi è stato sistematicamente ignorato. Significa tradurre in pratica il principio costituzionale di parità e dignità, che non si accontenta di "includere" dall'esterno, ma afferma la centralità di ogni voce. Uno spazio in cui tutte le persone sono rappresentate non per concessione, ma per diritto. E questa ne è la sua forza. 

Domattina dunque, entrando in classe, invece di dire "cari ragazzi" potreste scegliere un "cari studenti e care studentesse". Meglio ancora, un semplice “Buongiorno”. Sono gesti apparentemente piccoli, ma rappresentano un passo concreto verso una comunicazione più equa. Perché le rivoluzioni iniziano anche dalle parole che scegliamo ogni giorno. 

(foto: Faftplus)


La Federazione delle Associazioni Femminili Ticino (FAFT) Plus compie 65 anni!

Costituita nel 1957, l’allora Federazione Ticinese Società Femminili si proponeva di conquistare, per prima cosa, il diritto di voto e di eleggibilità per le donne, ottenuto poi in Ticino con due anni di anticipo, nel 1969.

Da allora, decine e decine di donne si sono impegnate e hanno rinnovato le fila della Federazione. A partire dal 2015, anche gli uomini hanno potuto, per statuto, unirsi alla battaglia di civiltà che ancora ci accomuna e ci sprona: tradurre in realtà l’articolo costituzionale che sancisce l’uguaglianza, di diritto e di fatto, tra uomo e donna.

Grazie alle nostre Pioniere, a tutte le Associazioni che hanno scritto, e continuano a scrivere, la storia della FAFT, alle socie e a soci che ogni giorno ci sostengono e che vorranno celebrare con noi, lungo tutte  le attività del 2022, questo  importante traguardo. Buon Compleanno FAFTPlus!


Coscienza Svizzera

In qualità di partner, FAFTPlus vi invita al Convegno sulla sfida demografica organizzato da Coscienza Svizzera:

Il malessere del Canton Ticino, 22-23 ottobre 2021, Campus SUPSI, Lugano-Viganello

I temi proposti durante il convegno riguardano la diminuzione e l’invecchiamento della popolazione, la partenza dei giovani per mancanza di valide alternative professionali, la sempre più bassa natalità e il mercato del lavoro sempre più sotto pressione.

Iscrizione al convegno ( Il malessere demografico del canton Ticino )

Documento convegno (PDF)


Imposizione individuale per una piena uguaglianza

Le donne ricoprono spesso un ruolo di secondo rango sul mercato del lavoro svizzero, con impieghi a tempo parziale, salari e pensioni ridotte, postformazione e opportunità di carriera limitate. Una delle ragioni è da ricercare nel sistema fiscale che tassa le coppie sposate e professionalmente attive come un‘unità economica; sistema che le donne intendono ora rivoluzionare. FAFTPlus invita a firmare l’iniziativa popolare sull’imposizione individuale che rappresenta un cambio di paradigma capace di mettere le donne al centro dell’economia e della società.

FIRMA ORA:

Documento - Sostieni l'iniziativa (PDF)


AVS 21, donne in pensione a 65 anni

Il progetto di revisione prevede di aumentare l’età pensionabile delle donne a 65 anni. FAFTPlus invita a votare no.

Da 40 anni Il principio della parità salariale è fissato nella nostra Costituzione e da 25 anni nella Legge sulla parità. Ciononostante - dati della "Rilevazione della struttura dei salari" alla mano[1] - in Svizzera c'è ancora una differenza salariale del quasi 20% tra uomini e donne. 

 

Comunicato stampa - perché diciamo no (PDF)


Evento - Il Suffragio in Scena

Sabato 2 ottobre 2021,
ore 16.30
Teatro Sociale di Bellinzona


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