Un filo rosso per unire associazioni, istituzioni e competenze nella lotta contro la violenza sulle donne. È il messaggio emerso dall’incontro organizzato da Faftplus sabato 10 ottobre al Centro San Giuseppe di Lugano, una mattinata di informazione, confronto e proposte concrete per rafforzare la rete di sostegno sul territorio.


La violenza sulle donne continua a rappresentare una delle emergenze sociali più gravi e persistenti. I dati nazionali del 2025 parlano di 55 omicidi in Svizzera, di cui 34 in ambito domestico, con una netta prevalenza di vittime femminili. Anche in Ticino la situazione richiede attenzione costante: secondo i dati illustrati durante l’incontro dalla Polizia cantonale, nel 2025 si sono registrati 1’029 interventi per conflitti domestici, di cui 175 relativi a fattispecie perseguibili d’ufficio e 854 a situazioni di disagio familiare. Numeri che ricordano quanto sia fondamentale intervenire precocemente, riconoscere i segnali di rischio e garantire percorsi di aiuto accessibili. È proprio dalla consapevolezza che nessuna
istituzione o associazione possa affrontare da sola un fenomeno così complesso che è nato l’incontro «Una rete solidale contro la violenza», promosso da Faftplus per favorire la conoscenza reciproca, il dialogo e la collaborazione tra le realtà impegnate sul territorio.

Ad aprire la mattinata è stata Gina La Mantia, co-presidente di Faftplus, seguita dagli interventi di tre relatrici che hanno offerto prospettive complementari sulla prevenzione e sul contrasto della violenza. Myriam Proce, coordinatrice istituzionale per la violenza domestica, ha illustrato gli strumenti di protezione disponibili in Ticino, dalla Convenzione di Istanbul ai piani d’azione cantonali, sottolineando l’importanza del coordinamento tra i servizi e della conoscenza dei propri diritti. Tra le risorse fondamentali figura il 142, numero nazionale gratuito per l’aiuto alle vittime, accessibile anche senza aver presentato denuncia. Marina Lang, coordinatrice del Centro competenza violenza della Polizia cantonale, ha approfondito il ruolo della polizia nella prevenzione e nella gestione dei conflitti domestici, presentando il progetto VIDO+, che attraverso valutazioni precoci, ascolto e consulenze specialistiche mira a intercettare le situazioni di rischio prima che degenerino. Particolare attenzione è stata rivolta alle situazioni di disagio familiare, nelle quali non emerge necessariamente un reato, ma possono manifestarsi dinamiche di recidiva e progressiva escalation. Giorgia Bazzuri, coordinatrice della campagna «16 giorni contro la violenza di genere» nella Svizzera italiana, ha infine evidenziato il valore della mobilitazione collettiva e delle iniziative diffuse sul territorio. La campagna nazionale, in programma dal 25 novembre al 10 dicembre, sarà dedicata nel 2026 alla violenza di genere digitale.


«Ma ognuna e ognuno di noi, cosa può fare?»

Questa domanda ha guidato la seconda parte dell’incontro, una tavola rotonda moderata da Luigi Maffezzoli, già membro del Comitato Faftplus, che ha dato voce alle rappresentanti delle associazioni presenti. Dal confronto è emersa una criticità condivisa: i servizi di sostegno esistono, ma non sempre le persone che ne hanno bisogno sanno come raggiungerli, a chi rivolgersi o quali diritti possono esercitare. È stato sottolineato, in particolare, quanto sia ancora poco conosciuta la possibilità di chiedere aiuto, anche in forma riservata, senza necessariamente sporgere denuncia. Le esperienze delle associazioni hanno inoltre evidenziato l’importanza di accompagnare le vittime non soltanto durante l’emergenza, ma anche nelle fasi successive, sostenendole nel recupero dell’autonomia personale, sociale ed economica. Ampio spazio è stato dedicato alla necessità di una formazione continua delle figure professionali coinvolte, comprese quelle del sistema giudiziario, affinché l’ascolto e la gestione dei procedimenti non diventino occasione di ulteriore vittimizzazione.

Il dialogo ha messo in luce la ricchezza delle competenze presenti sul territorio, ma anche la necessità di renderle maggiormente visibili e coordinate. Per Faftplus è emersa una prospettiva concreta: rafforzare il proprio ruolo di federazione mantello, diventando una vetrina della rete disostegno esistente. Tra le proposte discusse figura la creazione di uno spazio digitale informativo sul sito Faftplus, dedicato alla violenza domestica, ai contatti utili e alle organizzazioni specializzate, con l’obiettivo di mettere in luce la rete, promuoverne le attività e facilitare l’orientamento verso i servizi competenti. Un’altra possibilità individuata riguarda la promozione di iniziative di prevenzione come VIDO+, sensibilizzando i Comuni sull’importanza di aderire al progetto e favorendone così una diffusione più capillare sul territorio cantonale. Faftplus non intende sostituirsi alle strutture specializzate, ma contribuire a valorizzarne il lavoro, moltiplicando le occasioni di informazione e collaborazione.

A concludere la mattinata è stata Maria Bonina, co-presidente di Faftplus, richiamando il valore dell’impegno condiviso. A rappresentarlo simbolicamente, un gomitolo di filo rosso che ha collegato le partecipanti, dando forma a una rete visibile di persone, associazioni e competenze. Un’immagine semplice ma significativa, che racchiude il messaggio dell’intera giornata: nessuna donna dovrebbe affrontare la violenza sentendosi sola e nessuna organizzazione dovrebbe essere lasciata sola nel contrastarla. Costruire una società libera dalla violenza richiede responsabilità, collaborazione e un cambiamento culturale profondo. Ogni legame rafforzato, ogni informazione condivisa e ogni porta resa più accessibile rappresentano un passo concreto in questa direzione.

Perché una rete solidale non è soltanto quella che esiste, ma quella che ogni donna può realmente raggiungere.

Rivivi i momenti più significativi della giornata attraverso la nostra galleria fotografica. E per non perderti nulla, seguici sui canali social di Faftplus: guarda il Reel dell’evento, scopri tutti gli approfondimenti.

(foto: Faftplus)

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